STORIA DEL CASTELLO DI VEZIO

L’origine della fortificazione non è chiara. Il toponimo di Vezio è di probabile origine romana, come suggeriscono le famiglie romane, presenti anche nel comasco, che portavano questo nome. Il quadro topografico generale del Castello e del paese di Vezio mostra analogie con una situazione ben documentata, ad esempio a Bajedo, di abitati di servi sorti in prossimità del castello da cui dipendevano. Vari autori, fra cui citiamo il Pensa, attribuiscono al castello una prima fase in età Tardo Antica, riconducibile ad una funzione di centro militare strategico tardo romano a guardia della strada che da Bellano conduceva ad Esino Lario, e punto d’avvistamento e segnalazione dominante l’intero lago. Della successiva fase Bizantina e Longobarda poco possiamo dire, se non ricordare la leggenda a riguardo della regina Teodolinda: si narra che la famosa Teodolinda, regina dei Longobardi, trascorrendo i suoi ultimi anni a Perledo, avrebbe fatto costruire la chiesa di San Martino con l’antico campanile a forma di torre, ed il castello di Vezio unitamente all’oratorio di Sant’Antonio per lasciare una traccia visibile della sua fede nel Cristianesimo. In Lombardia molte sono le località che rivendicano tale tradizione, tuttavia si deve tener conto che l’ordinamento longobardo doveva munirsi delle migliori difese militari; nel caso di Vezio è evidente l’interesse alla ricostruzione del castello andato distrutto a seguito di eventi bellici non precisati e la strategicità della posizione.

Una prima sicura attribuzione del castello si riconnette alla venuta degli esuli comacini, in seguito alla guerra con Como del 1169 d.C. Paolo Giovio, che scrive nel 1559, ci dice “Gli isolani edificarono nella nuova habitatione due roche, una dalla parte destra del Lario, l’altra nello elevato forte et giogo del monte sopracta con gli edifici, et da il sguardo di tutto il lago”. L’ipotesi che gli isolani furono i primi edificatori del castello di Vezio è oggi scartata dalla maggior parte degli autori. Più probabile è un massiccio intervento edilizio, che oltre alla fortezza interessò il borgo di Varenna, che cambiando aspetto complessivo della struttura porta al fraintendimento nel riconoscerne un’opera realizzata ex novo. Certo è che il Castello fu di primissimo interesse per i Comacini giunti a Varenna: il sistema fortificato del paese era, infatti, ora incentrato su Vezio che venne collegato con muraglioni al borgo sottostante, parzialmente ancora rilevabili e noti da vari documenti. Servì inoltre come rifugio alla popolazione di Varenna durante i continui assalti comaschi che caratterizzarono l’intera storia basso Medioevale del nostro paese. Uno dei primi documenti che ci parla di Vezio è dell’anno 1368. L’atto è relativo ad una donazione di terra di cui beneficiò la chiesa di Sant’Antonio di Vezio. Nel XVII secolo la torre era in proprietà della parrocchia di San Giorgio di Varenna. Nel 1600 sorse una lite tra il parroco di Varenna e il Duca di Monte Marcino, a causa dell’occupazione di quest’ultimo della torre di Vezio nonostante i diritti vantati dalla parrocchia di Varenna. La causa per il possesso del castello fu vinta dal Conte della Riviera, il quale pose in affitto i suoi possedimenti di Vezio, nel 1619 a Giov. Antonio Forno, nel 1631 a Giovanni Antonio de Tarelli e nel 1656 ad Antonio Tarelli. Secondo due iscrizioni dettate dal Parlaschino la torre di Vezio venne riedificata nel 1635. Non essendoci altre informazioni al riguardo la notizia non è verificabile. Ritornando ai proprietari del castello di Vezio esso rimase agli Sfrondati (Conti della Riviera), e allo spegnersi della loro dinastia agli eredi Serbelloni.

Oltre alla monumentale torre di Vezio, altre testimonianze di strutture militari si trovano lungo il tratto iniziale del sentiero che congiunge Vezio a Ortanella e della strada che congiunge Vezio a Fiumelatte: resti di muraglione, ruderi di costruzioni, una cascina che mostra derivazione da un torrione, un rudere di casa colonica mostrante aperture di tipo difensivo. Secondo il Pensa queste opere sono ascrivibili alla guerra tra il Ducato di Milano e Venezia. Opere, per altro, più in linea con le strategie militari dell’epoca rispetto al castello. Nel 1647 le terre di Perledo e Varenna vennero investite nel feudo valtellinese del conte Giulio Monti. Nel 1778, l’infeudamento di Varenna passò alla famiglia Serbelloni, la cui congiunta, Crivelli Serbelloni, mantenne il possesso della torre di Vezio fino all’Ottocento. La proprietà passò poi alla famiglia Greppi Di Robilant che ne mantiene tutt’ora il possesso.

Oggi il Castello, pur rimanendo proprietà privata, è visitabile e aperto al pubblico per gran parte dell’anno, di norma da marzo a inizio novembre. La gestione del Castello è diretta dall’Associazione Turistica Castello di Vezio, un ente onlus che si occupa di mantenerlo e promuovere esposizioni artistiche e manifestazioni di vario genere al suo interno, nonchè di un progetto di restauro complessivo in parte già eseguito e che in parte verrà realizzato nei prossimi anni.